XX Edizione della rassegna di teatro classico del liceo “Cagnazzi”, la testimonianza di uno studente

Il teatro scolastico del Liceo Cagnazzi compie vent’anni. Il  nostro Liceo, su proposta del preside, prof. Filippo Tarantino,  nel 1994 avviò il primo laboratorio teatrale che progressivamente è evoluto con l’organizzazione di una rassegna che si è affermata a livello nazionale e internazionale, con la partecipazione di scuole come il MIIT di Mosca (Moscow State University of railway Engineering) e il Maticni Gymnazium di Ostrava. Si svolge nell’ultima settimana di maggio, in scena testi classici e non.

Lo scopo del teatro scolastico  era e resta quello di rendere noi studenti, guidati da docenti ed esperti, coprotagonisti della intelligenza e della veicolazione dei valori umani universali che il teatro classico ha espresso e può continuare a esprimere, purché ciascuno di noi ne diventi testimone consapevole. Un esempio di questi valori lo troviamo nell’ “Antigone” di Sofocle, dove la protagonista afferma:  «Non sono nata per condividere odio, ma amore». In una società maschilista l’autore mette sulla bocca di una donna il più significativo messaggio di amore di ogni tempo, messaggio che l’essere umano deve necessariamente vivere per essere degno di questo nome.

Dal primo spettacolo del 1996, “Una sera tanti anni fa”, fino all’edizione 2013, l’atrio del nostro Liceo è stato lo scenario delle varie rappresentazioni. Quest’anno siamo approdati al Teatro Mercadante, finalmente restituito alla nostra città, con “Antigone” (presentata anche nel 2004). Il gruppo teatrale è cresciuto sempre più portando in scena i propri spettacoli a Monte Sant’Angelo nel 1997, a Firenze nel 2010 e nell’Anfiteatro greco di Siracusa nel 2011.

Inoltre grazie al progetto Comenius 3 EWHHUM a noi ragazzi è stata data la possibilità di incontrare studenti di altri licei europei, di conoscere dal vivo altre culture e soprattutto di stringere vincoli di amicizia autentica: pur parlando lingue diverse tutti continuiamo a vivere ciò che più di duemila anni or sono Orazio ha testimoniato: «Nil ego contulerim iucundo sanus amico» («Finché io sia sano di mente, niente potrei mettere a paragone con un amico che mi dà la gioia», Sat I,5,44).

Ad maiora atque meliora!

Alessandro Denora

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