Al via la Summer school, intervista al direttore Fernando Balestra

Mancano ormai pochi giorni all’inizio dei corsi della prima Summer school organizzata in sinergia dal teatro Mercadante e dal liceo classico Cagnazzi, con il patrocinio della Foundation Michael Cacoyannis.I l titolo è “L’interprete tragico”. Dal 6 al 12 settembre le aule del nuovo plesso del teatro Mercadante ospiteranno docenti di assoluto livello e studenti provenienti da diverse regioni d’Italia. Si terranno inoltre spettacoli serali. Abbiamo intervistato il direttore della Summer school, Fernando Balestra, regista, drammaturgo, giornalista, Sovrintendente uscente della Fondazione Inda (2005/2012) e fondatore dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico.

Su cosa verteranno le lezioni? 

Ci sono tante ipotesi, ma nessuna certezza, su come i greci intendessero preparare e motivare l’attore, mentre esistono diverse teorie sul modo in cui si intendeva la tragedia nel secolo scorso (in Germania già dal 700 con Goethe, ma soprattutto nell’800), su come rievocare oltre 2000 anni dopo gli eroi della tragedia greca. Per la prima volta tentiamo due cose: capire in che modo queste teorie possono farci comprendere meglio la messa in scena e sperimentare, in un corso pratico, una teoria che sto elaborando, quella dell’interpretazione a calco.

Potrebbe illustrarci questa teoria?

Esiste già la traduzione a calco dal greco, i due maggiori rappresentanti sono stati Edoardo Sanguineti e Cesare Pavese. Il traduttore non cambia la sequenza dei vocaboli, ma su quella esercita il trasporto in un’altra lingua. L’ispirazione  nasce dai gessi di Pompei. Nel 1863 un archeologo illuminato, Giuseppe Fiorelli, capo degli scavi, venne chiamato dagli operai perché in una cavità furono trovate delle ossa. Intorno a questi resti di scheletro fece colare gesso e acqua. Quando si solidificarono si ottenne un calco che rendeva visibile la posizione del corpo, l’espressione del volto e una serie di elementi che riportano immediatamente nell’attualità della tragedia, nel momento esatto in cui sta per finire una vita umana. Con la tragedia greca si è sempre avuto un approccio declamatorio e retorico, mentre la tecnica migliore è scavare nell’intimo di questo scheletro meraviglioso che è il testo e, attraverso il lavoro dell’attore, dargli corpo, un corpo che vive nell’attualità con quei sentimenti che eredita dal passato. L’interpretazione a calco è il tentativo di vivificare il tragico e renderlo attuale. A questo lavorerà Monica Conti.

È una tecnica che presuppone uno scavo interiore?

Si, e grande sensibilità. In un momento di distrazione collettiva è importante che l’attore almeno non smarrisca la sensibilità di sentirsi cittadino del mondo e la capacità di raccontare la sofferenza del mondo. Il testo greco nasconde le pulsioni minime della vita, i grandi sentimenti del figlio per il padre, della madre per il figlio, cose assolute che ci ritornano alla mente per esempio quando vediamo i profughi siriani, i fuggiaschi palestinesi, la mamma che piange avendo tra le braccia il bambino ucciso da una bomba. Si parlerà anche di altri metodi come quello di  Stanislavskij o le teorie di Artaud, Pirandello, Grotowski. Saranno 7 giorni di immersione.

Una settimana di lavoro intensivo, quali sono i vantaggi e gli svantaggi?

Con la Summer school inizia un’attività specialistica che penso continuerà, le prossime volte sarà sempre più facile approfondire ulteriormente. Gli iscritti sono giovani diplomati da poco al liceo e alcuni professori titolari di laboratori teatrali. Sono persone motivate che vengono anche da lontano, ognuno poi seguirà un proprio percorso.

Qual è il ruolo del teatro, in particolare del teatro classico, nella formazione e nella società?

Il teatro racconta la vita collettiva, è utile alla società, alla coscienza civile dei popoli. L’esperienza di Siracusa dice una cosa semplice: la tragedia greca suscita curiosità e attira spettatori. Aggiungiamo che, come si dice spesso, nella nostra società i valori sono stati persi, allora l’unica possibilità è ricominciare da capo e da dove siamo nati, cioè dai greci e dai cristiani, che hanno reso sublimi temi quali la dignità della persona, il rispetto dell’altro, l’odio per la schiavitù. Ritorniamo indietro quando le cose davanti a noi sono difficili. La cultura serve a difendere la vita, a rianimare le statue di gesso che siamo diventati, partendo dalla conoscenza e dal rispettare del senso del dolore, che la società tende a rimuovere insieme alla morte. Si ha paura di vedere la morte, si muore negli ospedali, spesso da soli, si ha paura del dolore e si cerca la distrazione. La cultura inoltre è un movente economico potente, ma bisogna espandersi come l’Impero romano, con avamposti. Altamura potrebbe essere avamposto delle zone marinare. Siccome serve molto denaro per avere una compagnia, bisogna ideare progetti.

La Summer school si inserisce in quest’ottica?

La Summer school, con dodici docenti di qualità assoluta e quattro università coinvolte, è il motore iniziale o la prima pietra di un progetto. É la prima volta in Europa che una scuola partecipa a un’iniziativa di questo genere. Tra gli altri verrà a parlarci di Mercandante il suo maggior collezionista e anche uno dei musicologi più famosi al mondo, che è Bruno Cagli. Altamura diventa un centro di cultura, si creano relazioni che proiettano la città, insieme al teatro Mercadante e al liceo Cagnazzi, in una dimensione nazionale e mi auguro internazionale. L’iniziativa permette di recuperare in un unico abbraccio “due templi dell’educazione, così contigui da guardarsi, il nascente teatro e il Collegio Cagnazzi, garanti del prestigio intellettuale ed etico della città, regina della Murgia, tra Bari e Matera”. Sono parole tratte dalla relazione tecnica del primo progettista del teatro Mercadante, Vincenzo Striccoli. Credo che stiamo esaltando la sua intuizione. Il liceo Cagnazzi e il teatro Mercadante non solo si stanno guardando, ma stanno creando una connessione perché Altamura abbia un motore culturale vivo e sia competitiva a livello nazionale. La Summer school è l’inizio di un processo che ha tante prospettive.

Quali sono le potenzialità e i limiti del teatro Mercadante?

É un teatro che torna a vivere, restaurato in un modo meraviglioso e ha 1700 metri quadri destinati alla formazione, come in nessun altro teatro italiano succede. Ha una graticcia di 20 metri, un palco gigantesco, si può realizzare un cartellone variegato. Il limite è quello di tutti i posti fuori dai circuiti tradizionali delle grandi città. Ci si difende diventando centro e non periferia grazie a qualcosa, una specializzazione, una qualità competitiva, che altri non hanno. Anche il turismo culturale si regge su questa massima. Un teatro è anche un’azienda e deve avere autonomia, con opportune indagini sull’utenza si potrebbe capire come. Ad esempio il consorzio potrebbe trasformarsi un un’azionariato popolare. Con abbonamenti, cartelloni adeguati ed evitando spese folli si può portare il Mercadante al centro anche dell’attenzione nazionale. Per farlo è fondamentale la produzione, creare una compagnia che sia in grado di assicurare un cartellone, un’attività costante e che sia in grado di portare il nome del Mercadante anche fuori dalla città di Altamura.

Antonietta Tricarico

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