La magia di avere un teatro nella propria città

 

Non si sente la mancanza di qualcosa che non ha fatto parte della nostra vita, che appartiene ad un passato lontano o che si ricorda vagamente come in un sogno. In fondo basta fare pochi chilometri per andare a teatro. La mancanza di un teatro nella propria città, se non si è un addetto ai lavori, non si sente fino a quando non si parla con qualcuno che invece nel teatro ha vissuto momenti importanti in varie fasi della sua esistenza, perché un teatro è molto più di un luogo dove si va a vedere uno spettacolo pagando un biglietto. Come dice Bianca Tragni «il teatro è magia», una magia che può intrecciarsi con le vite degli abitanti di una città in modi che molti altamurani, soprattutto i più giovani, non immaginano. Bianca Tragni  ̶  giornalista, scrittrice, già professoressa di Storia e Filosofia e Preside del Liceo Scientifico Statale “Federico II”, Presidente del Club Federiciano di Altamura e del Comitato pugliese per i 150 anni dell’Unità d’Italia, conferenziera e responsabile del settore Cultura e Tradizioni Popolari del C.R.A.T.E. (Centro Regionale di Assistenza e Tutela Emigranti di Puglia nel Mondo)  ̶  ha un forte legame affettivo con il teatro Mercadante avendolo frequentato come spettatrice, studentessa, giornalista, critico musicale e regista, ed ha condiviso con i lettori del blog alcuni dei suoi ricordi più intensi e significativi.

«Ero bambina, avevo, credo, cinque anni o sei – racconta richiamando alla memoria il suo primissimo ricordo del teatro Mercadante  ̶  andai a vedere la Lucia di Lammermoor di Donizetti ed ero eccitatissima di andare a teatro col vestitino nuovo, con quello che il teatro comporta in eleganza, in cerimonialità,  in occasione, che come bambina non capivo, ma percepivo benissimo e quindi ero contentissima». Ricorda che il teatro era bello, piccolo, garbato: «Quando lo vidi da bambina, a cinque anni, mi sembrò una cosa enorme, poi, avendo girato un po’ tutti i teatri d’Europa, è chiaro che l’ho ridimensionato. Era modesto, ma dignitoso, era un bel teatro. Le sedie, per esempio, erano semplici sedie di legno rimovibili, anche perché lì si facevano feste di matrimonio, veglioni. Ricordo il ritratto di Mercadante al centro dell’arco del proscenio. Una cosa che non c’era, l’ho capito recensendo le opere liriche, era il golfo mistico, lo spazio sotto al palcoscenico dove si mette l’orchestra». I liceali avevano l’usanza di organizzare la festa dell’ultimo anno nel teatro Mercadante: «Si ballava, si cantava, si suonava e si invitava un grande cantante. Per esempio, alla festa del mio terzo liceo, venne Patty Pravo, ma tanti altri ne ho visti. Ho intervistato Ornella Vanoni, quando venne a cantare per una di queste feste, Albano, Patty Pravo, i comici Santonastaso ed altri». Al teatro Mercadante si faceva anche il veglioncino dei bambini: «Io ho partecipato come bambina in maschera, poi hanno partecipato i miei figli, nipoti e figli di amici. Vi si faceva di tutto, così, credo, sarà quando sarà restaurato, senza scadere mai di tono». Nel teatro è stata anche girata una piccola scena del film Anni ruggenti (Luigi Zampa, 1962): «I ragazzi fecero le comparse, i miei fratelli si vestirono da fascisti».

Il teatro Mercadante è legato anche al ricordo della sua prima recensione critica di uno spettacolo lirico, Il Giuramento di Mercadante: «Io già collaboravo culturalmente con la “Gazzetta del Mezzogiorno”. Mi chiamò il direttore e mi dette questo incarico che mi fece tremare le vene ai polsi, come si dice, mi dette fiducia». Più tardi, da professoressa, costituì un gruppo teatrale studentesco portando in scena diverse opere come regista (tra cui il Miles Gloriosus di Plauto e L’eccezione e la regola di Brecht): «Quando arrivammo a fare L’importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde, l’aula magna del Liceo Classico non ci bastava più e quindi chiedemmo il Mercadante. Fu un successo strepitoso, perché l’opera fu fatta in maniera filologica, i ragazzi erano tutti in costume autentico dell’Ottocento». Nell’anno in cui diventò preside, il 1983, si organizzò una “Giornata della creatività studentesca”: «Raccogliemmo nella popolazione studentesca le cose più belle e le rappresentammo al teatro Mercadante: canto, danza, barzellette, poesia, tutto quello che i ragazzi sapevano fare. Quella fu l’ultima cosa che ricordo prima che il teatro chiudesse». «Poi – racconta  ̶  ci fu tutta la battaglia contro la pornografia.  Io scrissi articoli contro quello scempio di un luogo dell’arte». Il teatro Mercadante, ma non fu il solo, entrò in crisi intorno agli anni ’60 e fu usato come cinema. Poi, con il diffondersi della televisione, entrò in crisi anche il cinema. L’unico settore ancora attivo e  trainante era quello dei film a luci rosse: «Cominciarono prima una volta a settimana a fare questi film, poi due volte alla settimana, alla fine i film normali non si fecero più, si fecero solo quelli».

Come studiosa ciò che più affascina Bianca Tragni del teatro Mercadante è «che è nato per volontà di popolo: non l’ha fatto il podestà, non l’ha fatto il ministro, non l’ha fatto il presidente, il re; no, l’ha fatto il popolo di Altamura ed è una cosa bellissima il legame che questo popolo aveva con il personaggio di Mercadante e la sua arte». «In questo nostro tempo disamorato, privo di valori» vorrebbe provare a ripetere «il miracolo» promuovendo iniziative di celebrazione degli eroi locali sostenute da fondi donati dai cittadini: «Come presidente del Club Federiciano ho promosso un bando per riempire le nicchie del teatro Mercadante. Come presidente del Comitato Pugliese per i 150 anni dell’Unità d’Italia mi sto battendo per fare un monumento ad Antonietta De Pace, un’eroina di Gallipoli, mazziniana, che cospirò contro la tirannide borbonica. Donna di grandissimo sentire, fu arrestata, torturata, processata». Il Club Federiciano sta inoltre pensando di ripetere la “Festa Mercadantiana” ogni anno per un’occasione diversa: «Quest’anno perché c’era il Centocinquantenario dell’Unità d’Italia, l’anno venturo potrebbe essere, speriamo, per premiare i concorrenti del concorso, l’altro ancora potrebbe essere perché mettiamo la statua». Un’altra idea, per quando il teatro sarà attivo, è quella di programmare degli “Appuntamenti con la cultura nel foyer del teatro Mercadante ”: «Un giorno alla settimana si andrebbe lì per prendere un aperitivo o bere un caffè e si affronterebbe un tema culturale: la presentazione di un libro, di un cantante, di un artista. Un appuntamento con la cultura e col gusto di stare insieme».

Nei diciotto mesi che ci separano dall’apertura bisogna preparare la città a questo tipo di attività, «ci sono varie associazioni che devono attivarsi in maniera che si possa proporre alla direzione un calendario». «Il teatro – afferma Bianca Tragni  ̶  è tutto trucco, tutta falsità, però una falsità che è quella che riproduce meglio la realtà, è magia. Il teatro è bellissimo e va trasmesso. Bisogna educare al teatro. Per prima cosa bisogna educare i giovani al silenzio e quindi all’ascolto di qualunque cosa avvenga sul palco: che sia musica, che sia recitazione, che sia una conferenza, che sia una commemorazione, una cosa qualunque, bisogna fare silenzio. É come in chiesa, il teatro è una chiesa laica, perché nel teatro si esaltano le migliori virtù dell’uomo». Il suo auspicio è «che chi amministrerà il teatro Mercadante non sia solo un affarista, ma una persona di cultura. Che la direzione artistica venga affidata ad una persona competente, un artista locale legato affettivamente al territorio, un uomo di teatro che abbia le competenze per fare una programmazione, per dare le direttive, per vagliare le varie cose, perché è vero che bisogna dare spazio a tutti, però bisogna anche avere il coraggio della selezione. Ci vuole una persona di polso, di coraggio e poi un bel Consiglio che la sostenga».

di Antonietta Tricarico

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